Nell'entroterra siciliano, in provincia di Catania, racchiusa tra le propaggini meridionali degli Erei e la parte nord occidentale dei Monti Iblei, adagiata su quella parte della Piana di Catania lambita a Nord dal fiume Simeto, si estende un'area di grande pregio storico e naturalistico, il Calatino Sud Simeto.

Terra di miti e di tradizioni antiche, crocevia di civiltà e di popoli che hanno lasciato ovunque i segni della loro presenza, il Calatino è costituito da 15 comuni che mantengono immutato il fascino di un tempo lontanissimo, e dove si fondono, in una simbiosi perfetta, natura, cultura e tradizione.

Qui, ancora oggi, quotidianamente, l'uomo sfida e protegge la natura, e da essa trae ricchezze uniche e straordinarie. È questo il segreto di un raffinatissimo artigianato che punta sulla tradizione e sfrutta l'ingegno e l’estro di numerosi artigiani, veri e propri artisti, capaci di creare opere di gran pregio e di rinomata fattura, apprezzate in tutto il mondo. A tutto ciò si aggiunge una tradizione del gusto e della tavola, pregevole sintesi di un complesso intreccio di metodi e abilità culinarie, caratterizzato da una miscellanea d'ingredienti, spezie e intingoli che sono il vanto di questa feconda terra.

 

Grammichele

Grammichele è un comune della provincia di Catania che conta 13.452 abitanti ed si colloca alle pendici dei monti Iblei (13 km da Caltagirone, 43 da Ragusa, 51 da Gela, 68 da Catania). La particolarità della cittadina è la sua pianta esagonale che fu progettata da fra’ Michele da Ferla su un feudo del principe Carlo Maria Carafa Branciforti in seguito al terremoto dell'11 gennaio del 1693 che distrusse insieme a molti altri centri della Val di Noto anche Occhiolà.
Dall’esagonale piazza centrale - sede della Chiesa Madre e del Palazzo Municipale - si snodano cinque arterie anulari attorno e si irradiano altre sei arterie perpendicolari alle prime che si immettono in altrettante piazze rettangolari ad angoli chiusi con accesso al centro dei lati. Queste piazze sono a loro volta generatrici di altrettanti quartieri rettangolari periferici a rete viaria ortogonale disposti tutt'intorno alla zona centrale esagonale.
Il prodotto tipico grammichelese per eccellenza è la salsiccia al ceppo in legno, lavorata a fil di coltello, lasciata a pezzettoni e condita con sale e pepe nero. Legata a questo prodotto è la Sagra della salsiccia che viene festeggiata tra il 6 e l'8 settembre in concomitanza con la festa del Piano, durante la quale i grammichelesi, festeggiano la memoria liturgica della natività della Madonna.
La festa patronale di Grammichele è quella che celebra i Santi Michele Arcangelo e Caterina d'Alessandria: la data unica dei festeggiamenti è fissata per il giorno 8 maggio.

 

Caltagirone

Ad anfiteatro su tre colline, a sud-est dei monti Erei, sorge Caltagirone, una cittadina che, col suo ricco territorio, testimonia l'esistenza d’insediamenti umani fin dal II millennio a.C. Colonia greca tra l'VIII e il VII secolo a.C., diviene dominio romano e bizantino in epoche successive. Nell'828 gli Arabi espugnano l'antico castello bizantino e, dopo essersi insediati, innovano la precedente produzione ceramica con l'introduzione di quella policroma invetriata. Da quel momento in avanti identificheranno il sito con il nome di Qal'at Alghiran, ossia "Collina dei Vasi". Nel 1090 i Genovesi e i Normanni, capeggiati da Ruggero d'Altavilla, liberano definitivamente la città dagli Arabi. Da questo periodo in poi la normanna "Calatageron" godrà di alcuni privilegi che gli Aragonesi non tarderanno a riconfermare. Purtroppo la prosperità del luogo subirà una battuta d'arresto a causa del terremoto del 1693 ma, l’immediata ricostruzione darà alla città un nuovo ed innovativo impianto urbanistico, che per la sua particolarissima impostazione tardo-barocca nel 2002, favorirà l'iscrizione della città nel Patrimonio Unesco.

Generalmente, parlando di Caltagirone non si può fare a meno di pensare alla produzione tradizionale di ceramiche, che affonda le proprie radici nella notte dei tempi. La ricchezza d'argilla della zona e la facilità nel reperirla, avvia una cospicua produzione di manufatti, inizialmente in terracotta poi, in maiolica, tra i quali una parte predominante occupa il vasellame con piatti ed oggetti di comune uso domestico. In seguito, la tradizione si arricchisce di nuove tipologie, soprattutto nella seconda metà del XIX secolo, quando abili artigiani locali creano figure in gran parte utilizzate come statuine da presepe. E come non ricordare, accanto a questa innovativa produzione, la realizzazione di fischietti, decorati con colori a freddo e venduti durante le feste religiose locali. Poco tempo dopo, la ceramica inizia ad essere utilizzata in altro modo: diviene un elemento d'arredo urbano che arricchisce ponti, balaustre, facciate e balconi, ornando anche cupole, pavimenti e palazzi. A pochi passi dal Municipio, le alzate della monumentale Scala di Santa Maria del Monte divengono singolare esempio di rivestimento con mattonelle in maiolica; poi, dalla centralissima Piazza Umberto I sino alla via Roma, si individuano una serie di strutture elegantemente decorate con maiolica policroma: la svettante cupola della Cattedrale, recentemente rivestita da una serie di mattonelle maiolicate; il grazioso campanile della piccola chiesa di Sant'Agata, decorato con mattonelle color verde ramina; i pannelli in ceramica policroma del ponte San Francesco che ci conduce verso la balconata settecentesca di Casa Ventimiglia rivestita in ceramica e posta su un lato della strada; le decorazioni policrome del Teatrino del Bonaiuto che ci introduce al Museo Regionale della Ceramica, posto all'interno del Giardino Comunale, anch'esso ricco di vasi, statue, e balaustre in terracotta; la balconata che costeggia la Villa, riccamente decorata con pannelli, vasi, pigne verdi e lampioncini, tutti in ceramica. E tutto ciò per segnalare soltanto alcuni degli edifici variamente decorati con maioliche.
Anche nella zona di espansione della città, si osservano molteplici esempi di questo peculiare tipo d'arredo urbano, come i pannelli in ceramica posti all'ingresso secondario della Villa Comunale, rappresentanti le quattro stagioni, di fronte alle quali una balconata in maiolica policroma delimita l'edificio che oggi ospita il Museo della fotografia, o ancora, in Piazza Bellini, il lungo pannello in ceramica contemporanea che orna un edificio adibito ad abitazione privata e che raffigura le arti ed i mestieri. Le diverse ville patrizie, poi, sparse per il nuovo centro urbano, presentano facciate in terracotta particolarmente ricche di particolari che ricordano quanto la maestria di sapienti mani di artisti locali abbia contribuito, probabilmente in modo del tutto inconsapevole, a perpetuare nel tempo questa antichissima ed altrettanto versatile arte.

I presepi di Caltagirone non si rifanno ad un contesto sfarzoso, come in quelli napoletani, ma raffigurano con grande semplicità ed una minuziosa cura dei particolari scene di vita popolare. In maiolica policroma o in semplice terracotta, di gusto tradizionale o in stile contemporaneo, i presepi di Caltagirone sono segno, ad un tempo, della profonda religiosità popolare e della sapienza artigianale di questa città.

I fischietti in terracotta, giocattoli di creta, plasmati in una incredibile molteplicità di soggetti dalle tante valenze magiche ed allegoriche, nel periodo della loro massima diffusione erano considerati giocattoli poveri e di scarsa importanza, modesti oggetti di argilla grezza o vistosamente colorata, trascurabili e senza alcuna pretesa artistica, oggetti da regalare ai bambini all'approssimarsi della primavera. Oggi sono ricercatissimi oggetti da collezione e spesso stupefacenti esempi di una produzione di alto livello artistico ed originalità espressiva.

La Scala Santa Maria del Monte, per la maestosità architettonica e la bellezza artistica, costituisce il monumento emblematico della Città di Caltagirone.
Venne aperta nei primi anni del '600 con una netta e drammatica demolizione del tessuto urbano medievale per congiungere il piano del nuovo Palazzo di Città direttamente alla Chiesa Madre. Vi lavorarono maestranze gaginesche con la partecipazione dello stesso Giandomenico Gagini, e nel 1606 fu "sistemata a gradinate intercalate da piazzette". Il direttore dei lavori risulta essere il capomastro del Regno, Giuseppe Giacalone.
Dal 1843 al 1845 le varie rampe di scale furono unificate su progetto dell'architetto Salvatore Marino e si ottenne una grandiosa scala con gradini di uguale altezza e profondità.
Nel 1953, essendo ormai logora, venne rifatta in pietra lavica, a spese della Cassa per il Mezzogiorno, e le alzate rivestite in maiolica recanti motivi che ripercorrono i periodi storici e artistici che vanno dal medioevo fino al XX secolo. I disegni delle alzate così come il pannello di coronamento, sempre in maiolica policroma, posto sul piazzale della chiesa, raffigurante la scena della "Conduzione della Campana di Altavilla a Caltagirone", sono stati realizzati dal prof. Antonino Ragona.
Recentemente, alla sommità della Scala, e precisamente ai lati della rampa di accesso al piazzale della Chiesa S. Maria del Monte, sono stati collocati due pannelli in terracotta, dell'artista calatino Felice Bruna Fiorentino.

 

Fonti: http://www.comune.grammichele.ct.it
  http://it.wikipedia.org/wiki/Grammichele
  http://www.comune.caltagirone.ct.it
  http://it.wikipedia.org/wiki/Caltagirone